Per fortuna che il mio blog è rimasto fermo ad aspettarmi, senza dubitare un solo attimo che sarei tornato a casa più in forma - si fa per dire - di prima.
Un ricovero all’ospedale mi ha trattenuto da mercoledì scorso in una stanza dalle pereti azzurre e dal letto abbastanza comodo . . . ma forse è meglio raccontare le cose con più precisione.
Prima cosa, sto bene e mi hanno dimesso oggi pomeriggio.
Seconda cosa, nulla di grave e/o compromettente per le mie funzioni vitali future.
Terza cosa, il caro hinoki84 dovrà tenersi più riguardato, far visita regolarmente al dottore (sperando che lui visiti me), e fermarsi un attimo prima di aver oltrepassato il limite…
Un pomeriggio normale in ufficio è finito prima del previsto mercoledì scorso: io ero in piedi come si addice all’homo erectus, ma le mie gambe ad un certo punto non furono della stessa idea.
Caduto sulla sedia e non a terra per fortuna, feci appena in tempo a pigiare il tasto del telefono per chiamare l’interno del collega al piano di sotto, poi rimasi imbambolato sulla sedia per colpa della strizza e per colpa di una cosiddetta sindrome presincopale, nome elegate per definire una cosa a metà fra lo svenimento e un coccolone…
I volontari dell’ambulanza mi tranquillizzarono subito dicendo che se erano arrivati solo loro che erano una banda di vecchietti non c’era nulla da temere . . . per le cose serie mandano i pezzi grossi.
Arrivato al pronto soccorso mi misi in coda e aspettai . . . dalle 17 alle 24, passando il tempo tra una lastra e un esame del sangue, tra una tac al cervello (la mia testa non è vuota, ora c’ho le prove !!!) e una martellata alla ginocchia per provare i riflessi.
Escluse patologie gravi o problemi alla funzioni motorie, sono le gambe che continuano a non girare . . . e allora vai con un ricovero precauzionale per altri esami ed accertamenti, e per evitare di ricadere come una pera cotta.
Il dubbio è un beneficio, ma trovare subito la risposta sarebbe meglio.
Dopo un giorno nel reparto di pneumologia si libera un posto alla “neuro”, come la chiamano le infermiere navigate, e passo li i miei quattro giorni di ponte in attesa di sapere l’entità del casino che ho combinato.
L’ipostenia agli arti inferiori è un’ipotesi, e meno male che è rimasta tale visto che oggi un primario incazzato e ansioso di liberare i letti mi ha trattato come l’ultimo dei pazienti e il primo dei partenti.
Gentile la dottoressa che mi ha visitato fin dal primo giorno, spiegato per filo e per segno tutta la storia, consigliato quali e quanti controlli fare, scusandosi infine del poco tatto del suo superiore . . . dicendo di prenderla come una cosa positiva.
“Non è che ti cacciamo via, ma se ti dimettiamo vuol dire che tutto si è risolto”.
A parte il riposo, la dieta equilibrata e senza grassi, e la lettura di quintali di giornali e riviste - dal Sole 24 Ore a Donna Moderna, passando per Focus - le altre note positive sono state la vicinanza e l’affetto di TUTTE le persone a cui ho dato fin troppe preoccupazioni (che se solo provo a rifarlo mi bacchettano !!!) e la conoscenza di un uomo davvero straordinario, compagno di stanza in questi giorni, che purtroppo è rimasto in ospedale . . . per lui le cose saranno un po’ più complicate.
Non rivelo il suo nome, dico solo che è nato a Messina, vissuto a New York, residente a Firenze in forza a Roma tra le file dei funzionari dello Stato italiano.
Una persona che non ti aspetti all’ospedale, che non è famosa ma che dovrebbe esserlo per ciò che ha fatto e vissuto, che mi ha dato tanto in così poco tempo, che mi ha consigliato di iscrivermi all’università per me stesso, che mi ha fatto i complimenti per motivi che ancora non colgo, . . . e che ora rimpiango un pochino.
Le stringo la mano e La ringrazio, e Le porgo gli auguri per una pronta guarigione, arrivederci.