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Mi capita spesso, per lavoro, di scrivere lettere commerciali di vario tipo.
Com’è buona norma e regola, la lettera va intestata al destinatrio indicando tutti i dati del domicilio amministrativo, o comunque l’indirizzo esatto verso il quale si sta scrivendo.
Nomi di vie strani e paesi mai sentiti sono all’ordine del giorno, ma vedere scritto “Via Caduti di Nassirya” genera una strana sensazione.
Era il 2003, ma vederlo scritto con a fianco il numero civico da l’impressione di una cosa antica, roba quasi da Guerra Mondiale. E invece a Nassirya la guerra - quella di oggi - non è poi così tanto acqua passata.
Colpa nostra che dimentichiamo in fretta quello che non ci riguarda da vicino, colpa dei canali d’informazione che ti bombardano per due o tre giorni con la stessa cosa, e poi chi s’è visto s’è visto e ciò che non fa più notizia può anche esser messo nel cassetto.
Colpa di chi la guerra l’ha voluta per interessi economici mentre noi tutti pacifisti dalla testa ai peidi.
Poi però compriamo i SUV e spendiamo lo stipendio in gasolio, conservando la tredicesima per il pacchetto di sigarette.
Ma uno la vita se la dovrà pur godere !
Giusto, ma fumare e “sgasare” il motore non sono sintomi di coerenza, e non basta una bandiera della Pace (per altro ambigua) a far uscire i fiori dai cannoni.
In Italia poi c’è la consuetudine a dare il nome alle cose, per non dimenticare, o per ricordare a tutti i costi. Tutto molto veloce, tutto molto ufficiale, basta una firma del Presidente e giustiza è fatta.
Io però non sono mai contento, e solo quando troverò un vicolo col nome di un prete che ha dato la vita per aiutare gli altri, uno dei molti caduti in missione, approverò tale consuetudine.
Fino a quel momento, sinceramente, una via per me vale l’altra, visto che il cartello lo guardo solo per orientarmi, e se voglio davvero onorare una persona faccio ben altro.
Ricordare è d’obbligo, rimuginare gli errori del passato un po’ meno, appellarsi alla Costituzione mentre si fa la fila dal salumiere e ti passano davanti è poco nobile, e in ogni caso è meglio piantarla con le giustificazioni del passato !
Viviamo bloccati nel 2008, con la mentalità di sessant’anni fa.
Basterebbe anche solo quella del 2003, quella dei Caduti di Nassirya, per fare un passo avanti.
